LÂ A PUÂRTA IL LAT

IL PROGETTO

Il progetto "Lâ a puârta il lat - Latterie nel territorio collinare" nasce per valorizzare l'azione dell'andare a portare il latte: gesto quotidiano effettuato dei soci delle latterie turnarie.
Con l'obiettivo di ricostruire la storia delle Latterie Sociali Turnarie dei Comuni di Fagagna, Colloredo di Monte Albano e Moruzzo attive e dismesse che hanno caratterizzato la storia della gente di collina. 

CENNI STORICI delle LATTERIE 

Alla fine dell’Ottocento in Friuli Venezia Giulia vi sono 29 caseifici; nel 1960 viene invece raggiunto  il picco con 643 latterie: 8 di queste presenti nel territorio di Fagagna.

Fu proprio la prima latteria (Fagagna I) ad avere una forma giuridicamente riconosciuta. Tale realtà viene eletta nel 1898 dal Ministero dell’Agricoltura come Regio Osservatorio (scuola casari)  e rappresenta un esempio di modernità e rigore per lo standard qualitativo dell’epoca.

STORIA DEL CASEIFICIO DOMESTICO
I documenti dell’epoca ritrovati danno una significativa testimonianza delle tecniche casearie, in uso prima dell’avvento dei caseifici.
La cucina della famiglia era il caseificio; la caldaia del formaggio era la stessa pentola che serviva per la polenta o il bucato; i minuscoli formaggi prodotti venivano depositati in cucina ma anche in camera da letto e persino sotto il letto.
Le bacinelle che contengono il latte in affioramento erano vasi di ogni forma e composizione ed erano appoggiati in cucina, sopra una panca o per terra, alla mercé dei bambini ma anche di cani e gatti. Ci volevano alcuni giorni per ottenere una quantità di latte sufficiente a fare una lavorazione, cioé a raccogliere il quantitativo di panna necessario per fare burro e utilizzare il latte “spannato” per fare formaggio magro.
Tuttavia, in questo lasso di tempo il latte inacidiva; la panna fornita veniva sbattuta con la zangola a pistone e dava un burro scadente, che poi nella padella “scoppiettava” terribilmente.
Il formaggio, tirato fuori alla meglio dalla caldaia, stentava a stare unito in una massa da conservare per la stagionatura.
Le donne di casa si occupavano della lavorazione ma i risultati non erano eccellenti, anche perché, dovendosi fare carico di mille altre faccende domestiche e del lavoro nei campi, non potevano fare di meglio. Il prodotto finale risultava scadente, impresentabile (nessuna forma era uguale all’altra) e incline a guastarsi.
La caseificazione domestica poteva essere esercitata solo d’inverno e nelle stagioni fresche, non certo d’estate, a causa della calura che faceva fermentare il latte e per l’impegno nei lavori in campagna; di conseguenza, parte della produzione lattiera andava perduta.

 LATTERIE SOCIALI TURNARIE dei Comuni di: